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IL MIO PROFUMO

« Creare un profumo è come fare una confidenza a una donna,
derubarla dei suoi pensieri sul futuro
e fuggire prima che lei si volti indietro.

Significa anche sapere che, da quel preciso momento, le parole del mio segreto
non saranno più le stesse... Il mio profumo non è ragionevole,
costringe il tempo a mentire.

L’ho sognato come l’archeologo sogna quelle sculture antiche
seppellite in fondo al mare da millenni
e la cui perfezione fisica è paragonabile unicamente a quella
delle donne di oggi;
la bellezza ideale dell’atemporalità.

Il mio profumo viene da lontano, è un profumo “sorgente”.

Non testimonia nessuna epoca in particolare,
ma emozioni di ogni epoca, non giunge da nessun paese
poiché li ha attraversati tutti, non appartiene a nessuna stagione,
poiché vive in ognuna di esse.

Il mio profumo nasce dall’incontro di tutti i momenti del mio presente,
da un tempo che non saprei io stesso come identificare,
che solo i sentimenti che la sua creazione mi ha rivelato sanno annunciare.

Il mio profumo accompagna il tempo,
ha l’insolenza di un eterno presente.

Fragranza per il giorno o per la notte al tempo stesso,
il mio profumo è l’architettura complessa delle mie sensazioni
più paradossali che mi hanno donato
i migliori incontri della mia vita. »

AZZEDINE ALAÏA

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LA BELLEZZA COME ASSOLUTO

Ineluttabilmente, silenziosamente, in pochi decenni, nel periodo tra il ventesimo
e il ventunesimo secolo, Azzedine Alaïa si è imposto nel mondo della moda come
creatore cult per eccellenza. Ma come accostarsi al suo universo, come avvicinarsi
al suo mito senza evocare le parole di Charles Baudelaire?

Sono bella e ordino
che per amor mio non amiate che il Bello
.

Nella sua epoca, il poeta celebrava con clamore l’onnipotenza della donna.
A sua volta, imponendo la Bellezza come assoluto, Alaïa ha rivelato a tutti
la donna del nostro tempo. Abbiamo ammirato con stupore
capi intramontabili, dal taglio perfetto, classici
e audaci al tempo stesso: abiti aderenti o volteggianti, tailleur strutturati, corsetti
traforati, nei quali, giocando con zip, pelli, maglie e mussole,
lo stilista si è espresso con virtuosità magistrale, in un avvincente contrasto tra
precisione architettonica e raffinatezza voluttuosa.
Sottolineando il busto, la vita, i fianchi, Alaïa ha ridisegnato il corpo femminile,
valorizzandolo come una scultura antica - insistendo sulla sensualità delle curve,
rivelando la potenza delle forme, conferendo alla donna una condizione nuova,
quella di dea dei tempi moderni.

In seguito il suo stile è stato associato alla bellezza assoluta: le immagini delle modelle
da lui scoperte sono nella memoria di tutti. Chi non ricorda Naomi Campbell,
Stéphanie Seymour, Linda Evangelista, Veronica Webb, Linda Spierings, Farida Khelfa
o Iman nelle pose scultoree accanto al creatore, simile a un folletto malizioso,
vestito di nero, accovacciato o a loro appoggiato?
Per queste donne è diventato un confidente o guru, per il rispetto ed il riguardo
nati dall’ammirazione o dalla gratitudine. Attraverso di loro, si può delineare
la donna Alaïa: attiva, alla moda, femminile, esultante, sicura di sé,
che gioca con il proprio corpo e i propri abiti come fossero strumenti supremi.

Se è vero che oggi è osannato da tutti, compresi i suoi pari – fatto rarissimo
in un ambiente del genere – se i mercati, a uno a uno, si aprono a lui in uno sviluppo
globale, il personaggio rimane comunque discreto, misterioso, quasi inaccessibile e i segreti
del suo successo si nascondono in un percorso singolare e profondamente atipico.
Perché Alaïa non si è mai adeguato né agli schemi, né ai ritmi, né agli appuntamenti
del mondo della moda: ha effettuato un percorso solitario, senza compromessi.
Questo comincia con una gestione molto particolare del tempo.

Alcuni sostengono che io sia insofferente alla cronologia.
Posso cominciare un abito o una giacca un anno, e avere la voglia
di terminarlo dieci anni dopo, opponendomi al ritmosuperficiale
e ai diktat delle ‘stagioni’
.”

Se è vero che Alaïa è fondamentalmente atipico, lo è anche nella sua gestione innovativa
dei rapporti di lavoro. Nello spazio che ha scelto dietro l’Hôtel de Ville - un immenso
deposito costruito nel XIX secolo - lavora come in un altoforno,
giorno e notte, con l’ossessione di un artigiano.

Nella moda, ciò che mi interessa prima di tutto è il taglio.
Alla Scuola di Belle Arti, nel corso di scultura, ci insegnavano a girare
attorno al modello. Bisogna sempre girare attorno al modello
”.

Con ditale, spilli e metro, perfeziona il taglio
e gira attorno al suo modello, nella celebrazione della Bellezza. Da anni,
questo spazio industriale illuminato da una grande vetrata, dove hanno luogo le sfilate,
diventa allo stesso tempo atelier, casa privata, boutique, hotel e persino galleria d’arte.
È qui che si attiva costantemente il suo entourage – assistenti, colleghi, amici,
collaboratori, clienti. È qui che, riunendo persone di ogni età e cultura,
come una vera e propria torre di Babele, in una lieta convivenza, funziona a tempo pieno
una strana istituzione ispirata a un modello perfettamente democratico, unita
da alcuni principi essenziali, come integrità e eccellenza.

Tuttavia, non coglieremmo il significato profondo di questo spazio singolare
se non prendessimo coscienza dell’importanza della sua stanza centrale, la cucina,
vero e proprio cuore di questa comunità dove, tutti i giorni, in modo rituale,
all’ora di pranzo, l’équipe di “Monsieur Alaïa” si unisce a lui intorno al grande tavolo
rettangolare in vetro, circondato da sedie bianche di Mallet-Stevens,
al pianoterra della sua casa-fabbrica. Seduto a capotavola, Azzedine Alaïa
fa sedere l’ospite d’onore alla sua destra, gli presenta gli altri invitati, introducendo la funzione
di ciascuno. I pranzi sono brevi e tutti scompaiono rapidamente per ritornare al loro lavoro.

Per quanto riguarda invece le cene serali, è un’altra storia, perché Alaïa non ha nulla
del creatore onnipotente isolato nella sua torre d’avorio.
È un uomo di contatti e di scambi. Ammira più di ogni altra cosa al mondo
i creatori contemporanei – scrittori, pittori, designer, musicisti,
ballerini, registi, accademici e scienziati –
nutrendosi al loro contatto, ricaricandosi con la loro energia,
lasciandosi trasportare nel loro mondo.

Così, lo spazio-cucina di Azzedine Alaïa è diventato progressivamente,
nel cuore della capitale francese, un luogo di incontri magici, ciò che viene definito
un ‘salotto’, nella grande tradizione francese.

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